Il mio Black Friday Made in Italy

Black-friday

Fiuuu… è passato un altro Black Friday insieme a suo fratello minore Cyber Monday. Ora possiamo lasciarci bombardare da una nuova ondata di promozioni di massa per il Natale. Oh yeah! Non vedevo l’ora! Però quest’anno proprio non ce l’ho fatta a seguire il mainstream e ho pensato: fuck the Black Friday, io non muovo un solo ago in direzione di questo massacro di massa stavolta. E così ho fatto. Non ho applicato sconti, non ho regalato la spedizione, non ho gridato al miracolo sulla newsletter invitando i miei contatti a visitare mio E-Italy.com. Ho lasciato tutto così com’era, col rischio di passare per quella che non era sul pezzo.

Risultato? Fatturato cresciuto del 10% rispetto allo scorso anno, quando avevo aderito allo strillare di massa, come anche nei precedenti. Senza aver fatto nulla ho beneficiato della crescita di traffico in rete indotto dagli altri strilloni. Fenomeni come questo generano fisiologicamente una crescita di traffico specifico per questo evento. Sono utenti in cerca della “migliore offerta”, che non hanno in mente una cosa precisa da comprare, ma non vogliono perdere l’occasione del Black Friday, perché poi “quando gli ricapita”, no? Così bene o male si incagliano nel micidiale “potrebbe piacerti anche questo…” e poco importa se questo non è scontato, se lo portano a casa ugualmente. Eccomi là, pronta a raccogliere gli internauti stralunati atterrati più o meno casualmente sul mio sito di Made in Italy. Ma andiamo con ordine.

Chi se l’è inventato il Black Friday?

Il Black Friday è un fenomeno messo in piedi da Amazon una decina di anni fa, perché aveva bisogno di fare delle previsioni (logistiche per lo più) su quelli che avrebbero potuto essere i volumi di fatturato dell’imminente Natale. Ha pensato bene di fare un micro-test preventivo che gli avrebbe dato la panoramica sulla salute del portafoglio dei clienti che si accingeva a sedurre proporzionalmente per il Natale seguente. La raccolta dei dati è fatta suon di frustate di sconti e offerte imperdibili soprattutto se c’è l’impellenza del Natale a renderle tali. Motivo in più per demonizzare l’istigazione a delinquere. Quindi, se Amazon mobilita il mercato verso le sue piattaforme, perché non accodarsi al circo? Non c’è in effetti molta scelta: o si lascia strada libera ad Amazon, o si fa il suo gioco. In entrambi i casi vince comunque lui.

Made in Italy, questione di identità

Non è che a guardarlo da insider il fenomeno mi sembra meno folle, anzi. Gli specialisti di Neuromarketing vanno a nozze con iniziative di questa portata. Ma quest’anno le mie intuizioni mi hanno dato ragione. Il mio sito non ha la forza di urlare più forte degli altri e farlo non avrebbe fatto la differenza. Tanto valeva mettersi calmi ad aspettare che la buriana finisse, raccogliendo i dispersi incagliati nelle reti e dando loro la consolante coerenza di un Made in Italy che non ha bisogno di indossare l’uniforme americana per farsi vendere. E’ una questione importante quella dell’identità, specialmente in tempi in cui perderla corrisponde a un naufragio collettivo. Quest’anno quindi ho detto il mio piccolo “no”. E non mi sento né sola, né piccola. Piuttosto fedele alla mia mission personale, senza costernazione né delirio di onniponenza, ma con semplice dedizione al bello, funzionale, sostenibile.

Non mi resta che invitare tutti a navigare responsabilmente e – di conseguenza – a comprare responsabilmente. Non abbiamo al momento altro strumento di scelta. Infine, a questo link trovate i dati per una maggiore consapevolezza, e come spesso succede, sono citati in percentuale, perché se mettessero le cifre corrispondenti probabilmente gli zeri non ci starebbero sulla riga dell’articolo. A differenza delle mie.

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