Le vittime del Made in Italy | 1° girone infernale

Questa volta seguo un vecchio adagio: batti il ferro quando è caldo. L’ultimo post sembra aver scatenato una serie di reazioni che mi hanno ispirato un elenco delle tipologie di vittime del Made in Italy. Avevo promesso che avrei affrontato l’argomento della protezione del Made in Italy all’estero, ma prima vorrei soffermarmi su una simpatica segmentazione delle vittime del Made in Italy.  Mi spiego meglio: gli appassionati di Made in Italy, come me, possono essere stratificati in una specie di classificainfernale per lo più.

Siete pronti? Vediamo a quale girone siete condannati…

Girone espatriati a tempo indeterminato

Il pretesto è un feedback di un vecchio amico che vive e lavora all’estero. Legge l’ultimo post e mi scrive di getto così:

Ciao Martina,
dall’estero l’Italia è affascinante, ma poco credibile. O i prodotti sono legati a una qualche forma di arte e artigianalità (moda, mobili, gastronomia) oppure faticano il doppio per essere presi in considerazione.
Noi Italiani siamo visti con simpatia (a differenza dei francesi per esempio) ma partiamo sempre con il peccato originale della “furbizia” e della scarsa affidabilità. Grazie a Berlusconi (tra gli altri)! Ovviamente c’è del vero, perché la costanza e l’organizzazione non sono un nostro forte e per ovviare fatichiamo il doppio o cerchiamo soluzioni furbe.
Perdona la generalizzazione. Un applauso alle eccezioni. Anche queste, d’altronde, parte del DNA individualistico italiano.

Più che una generalizzazione, a me è sembrata un’ottima sintesi. Questo a sottolineare che guardare il proprio paese e la propria realtà con un occhio un po’ più distante o esterno, aiuta moltissimo. E’ un esercizio che bisognerebbe fare sempre. Se non si riesce, è bene munirsi di amici che lavorano all’estero e ti raccontano quello che vedono!

Vado al dunque: loro sono tra le prime vittime e forse tra le più evidenti, del Made in Italy, inteso come virtus dell’eccellenza. Se nasci in un paese bello come l’Italia, andare a vivere all’estero non può che essere una maledizione. Quindi, chi va via generalmente lascia un pezzo di cuore appeso qua, il che non è proprio un bel vivere, e generalmente riempie l’altra metà del cuore con una buona dose di rabbia per un paese non all’altezza dei suoi sogni. Poi inizia il ritornello dei confronti qua-là e non è più finita…

Va da sé che questi amici espatriati (non privi, ma privati di una patria) sono condannati al girone più basso tra le vittime del Made in Italy e fanno a gara con gli iracondi rimasti sul suolo natío. Ma di quelli vi parlo la prossima volta, ché sennò ci si ammala il fegato.

Da tenere a mente per le conclusioni a fine classifica:
  • il DNA individualistico
  • gli espatriati=privati di patria
  • Made in Italy = virtus dell’eccellenza

E infine…
La foto di copertina è una gentile concessione di Cristian Macchitella.
Il titolo è Il ritorno (2014). E’ la nostalgia di questa sorta di Angelo che ritorna in un passato consumato, nella sua terra abbandonata, con sguardo algido e malinconico, a rileggere un futuro che non poteva essere.
Coincidenza vuole che quella casa sia in Villaviera, nella Valle Vecchia (VE), dove è nato mio padre, che lì non c’è più tornato.


Leggi anche Il paradosso del Made in Italy | HappyHaircap l’indole all’innovazione quotidiana |  Leggende metropolitane sul digitale in Italia

 

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4 Commenti

  1. Salvatore

    Buon giorno Martina ti seguo da tanto, e sono assolutamente in accordo con quello che scrivi, sono un fautore del made in Italy la nostra Azienda e’per presente, nel mondo in quasi 50 nazioni, nel mondo c’è la grande richiesta ancor oggi del vero made in Italy, peccato che siamo in pochi a crederci veramente, e fra i tanti che non credono, ci sono proprio le nostre istituzioni, che vergogna. Ti seguo appassionatamente, e vorrei con te essere promotore di una nuova cultura del made in Italy. Buona giornata .

    1. Ciao Salvatore, la tua mail è davvero molto gradita. mi conferma che il sostrato
      del made in Italy, quello vero, c’è, esiste e sta in ottima forma. se me lo
      permetti vorrei pubblicare la tua mail nei commenti, è pur sempre segno di
      condivisione di un pensiero molto più diffuso di quello che sembra (non sei
      l’unico che mi scrive!). e quanto prima ci sentiamo per promuoverlo, se volete,
      anche sul sito di E-Italy, non fosse che per un mero fatto di visibilità.
      Grazie ancora per avermi scritto!
      A presto!
      Martina

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