Storytelling e musei: così semplice eppur così efficace

Sono da poco rientrata dagli Stati Uniti, ma anche se con gli occhi pieni (e le tasche vuote) non vi racconterò di New York, che è sempre nel mio cuore e che è un’esperienza talmente iconica da sfuggire ad ogni paragone.

Non vi parlerò nemmeno dell’eclisse totale di sole che ho visto in Idaho, e che è un fenomeno talmente “breathtaking” che tutti dovrebbero vederne una almeno una volta nella vita (la prossima da non perdere nel 2020 in Patagonia).

Cosa vi racconto?

Quello che vorrei condividere è invece un aspetto degli Stati Uniti che, nonostante non siano evidentemente più il primo paese al mondo, li rende comunque un esempio da seguire.

Sto parlando delle strategie di marketing e promozione che attuano per i loro siti storici e naturalistici.

Ok, l’aggettivo storico parlando di USA fa sorridere ogni buon Europeo, ma per loro la loro storia è una cosa seria, e tale la considerano.

La natura ed i parchi sono viceversa veramente eccezionali, e ancora danno il senso della grandezza -forse passata, o passante- del paese.

Maestri di iconografia

Ecco, che si tratti, ad esempio, della “storica” cittadina cowboy chic di Jackson Hole, del celeberrimo Parco di Yellowstone -entrambi in Wyoming- o dello straordinario National Arches Park, nello Utah, (by the way, se vi capita, andate a visitarli!) gli americani hanno capito che per renderli attrattivi, per venderli al di là del loro valore intrinseco, la cosa più efficace è quella di raccontarceli e di farceli apparire noti ancor prima di visitarli, di renderli iconici.

E allora quasi umanizzano il geyser “Old Faithful”, il vecchio fedele, che scaglia il suo potente getto d’acqua ad intervalli regolari e prevedibili; e battezzano “Park Avenue” come l’elegante strada newyorkese, una bellissima parete di roccia rossa che assomiglia ad un susseguirsi di grattacieli (icona nell’icona! beh, un capolavoro!). Ed ogni pozza sulfurea, ogni arco di roccia, ogni canyon, ogni edificio ha un nome ed una storia, grande o piccola che sia, e tutte insieme formano il racconto, lo storytelling del sito.

Il bignami del marketing

E’ un’idea talmente semplice e scontata da apparire banale, che accompagna però i visitatori alla conoscenza nel modo più efficace, ovvero raccontandogli la storia di ciò che hanno davanti, e suscitando in loro un sentimento di empatia che dà vita ad implicazioni oltremodo positive, che si riverberano nel tempo e nell’impressione generale di visita.

Il visitatore distratto e poco coinvolto finisce sempre per godere solo parzialmente del sito, ricorderà frammenti di quanto esposto e non saprà contestualizzarli, e rischia di dare troppa importanza ad elementi accessori che in quanto tali ci devono essere, ma non dovrebbero avere posto nelle memorie del viaggio.

Se coinvolto in maniera semplice, ma diretta, chi fruisce di un sito culturale, ne avrà sempre un’impressione sostanzialmente positiva, ne guadagnerà in crescita personale e sarà propenso a diffondere gli echi positivi della visita tra le sue conoscenze.

Che dire, cari musei italiani: allora, più storytelling per tutti


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