Start-up innovative | il bando di turno

Assocamera Estero mi informa oggi attraverso i suoi canali preferenziali che c’è un bando in scadenza tra 9 giorni (?!) per la selezione di start-up innovative che parteciperanno ad un percorso di sviluppo internazionale. Dico tra me bello, figo, uau, grandioso! Faccio parte del mare-magnum delle start-up innovative, e penso che sia opportuno dare un occhio al bando di turno.

E in effetti ci metto poco a smorzare l’entusiasmo. Il bando si rivolge solo ed esclusivamente agli incubatori di start-up innovative, non ai loro titolari. Siccome sono un’inguaribile idealista, credo d’essermi sbagliata e vado a guardare nel dettaglio i requisiti e chiudo definitivamente la questione. Io, un incubatore, per grazia o per sfortuna, non ce l’ho.

Ho concluso in buona sostanza questo:

ci siamo salvati dalla bancarotta finanziaria perché abbiamo un sistema bancario talmente obsoleto da non aver preso parte troppo pericolosamente ai tavoli da gioco

gli incubatori operano in Italia in vece di una banca che è talmente obsoleta da non saper interpretare le esigenze commerciali, industriali e innovative più primarie del Paese Italia. E in questo ci leggo una certa arretratezza e sclerotizzazione degli asset politico-finanziari di paese, gli stessi che qualcuno ha definito provvidenziali nel momento della Crisi profonda (della serie: ci siamo salvati dalla bancarotta finanziaria perché abbiamo un sistema bancario talmente obsoleto da non aver preso parte troppo pericolosamente ai tavoli da gioco). E fin qui potrei dire pazienza, uno vale l’altro. E invece col cavolo che va bene.

Pare che il detto una mano lava l’altra calzi a pennello in questo caso. Il tacito accordo suona più o meno così: io Stato agevolo te Incubatore (con leggi, normative, bandi e finanziamenti ad personam) perché assolvi ad un compito che il sistema bancario italiano non è in grado di sostenere. Per cui, per ringraziarti di questo “servizio” al Paese Italia tutelerò a vita i tuoi interessi piuttosto che quelli del giovane startupper, se così si può chiamare (imprenditore mi sembra un po’ forte per il momento).

Ora io penso che non ci sia niente di male in questo, per carità: chi ha i soldi (l’incubatore) li ha certamente guadagnati prima e li ha fatti fruttare in maniera oculata, e lo Stato, per parte sua, gestisce un dato di fatto, le carenze strutturali del Paese. Però a questo punto evitate facili entusiasmi: non indorate la pillola con nomi tanto altisonanti quanto vuoti a giovani coraggiosi e volenterosi, che siete pronti ad immolare per una macchina finanziaria già barcollante di suo e impegnatevi a trovare piuttosto un sano equilibrio tra pubblico e privato, in modo che a farne le spese non siano sempre i soliti impavidi giovani.

Chissà se, almeno in ambito digitale, il braccio destro di Bezos saprà tirare un gancio sinistro ad alcuni anziani Signori delle caste italiane. Io  ci conto, sempre per il motivo di cui sopra.

 

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