Start up innovativa, dei massimi sistemi o della semplificazione

Da oggi vi racconto un po’ di situazioni bizzarre nelle quali mi sono trovata qualche tempo fa, quando ho iniziato le pratiche per aprire la Start Up Innovativa, ma mi/vi risparmio di spiegare i trucchi della dicitura. C’è da ridere. C’è da camparci sopra. Allora vi racconterò a tappe le disavventure, giusto per ridere in compagnia, quasi mai per biasimare questo paese che di costernazione sta morendo.

Cominciamo dal giro di banche. Perché sul tema banche si potrebbe fare una puntata intera di Zelig. All’inizio la commercialista del corso per l’imprenditoria femminile mi spiega che devo avere un conto a parte, per non mescolare tutto, ovvio, mi è chiaro, per cui decido come buona abitudine di contattarne alcune. Ho deciso 4 nomi e ho cominciato con il nome più eloquente in Italia, quella del pinnacolo che sovrasta Corso Como a Milano. Io però per non esagerare ho chiamato la sede locale. Telefono con l’intento di sapere i documenti che servono per l’apertura del conto e per prendere un eventuale appuntamento per conoscere le condizioni. Chiamo e la prima persona mi dice: sì, signora mi scusi che le passo il collega che si occupa di queste cose, e urla senza tappare la cornetta: francescoooooo, che interno haiiii??? Poi musichetta e arrivo a parlare col secondo, al quale formulo la mia bella frasetta preimpostata con tutti i dettagli della mia richiesta in ordine cronologico e nella corretta costruzione soggetto verbo accusativo, dativo, temporale, e lui mi dice: scusi signora se la interrompo ma le passo il collega che si occupa di apertura conti, al che sorrido mi sorbisco la seconda musichetta e arriva il terzo che al riassunto seccato della mia frasetta preimpostata mi dice che mi passa la collega (oh finalmente una donna, dài che ci siamo!!) che si occupa di questo, e io non posso trattenermi dal chiedere: sicuro che sia quella giusta? Perché… boh… arriva lei che grazie a Dio, a differenza del primo interlocutore, non aveva ancora spento il pc con largo anticipo e alla mia frasetta scevra di barocchismi e quasi di dati informativi mi dice: domani mattina, ma entro le 11.00 perché poi devo uscire (buon-per-te!) oppure mercoledì. Chiudo secca con mercoledì, chiedendole il nome per rintracciarla, e insultarla 2 secondi dopo aver riattaccato. E generalizzo in un attimo: che Italia! Che schifo di servizi anche nel privato, che gente, che disorganizzazione, che tristezza… ma poi penso: ecchecavolo, io sto per promuoverlo a mille ‘sto paese, sul mio portale, voglio capire perché, perché, perché da un popolo così balordo e inebriato venga fuori tanta arte, tanto design e tanta bellezza. Boh…

Qualcuno direbbe DNA. Fatto saldo questo, però, anche qualche traversa di sovrastruttura, che vorrei capire.

Al momento ancora non mi capacito all’idea. In realtà l’incanto della bellezza sta proprio nella non comprensione, a volte, no?

Allora chiediamo il miracolo della comprensione (siamo nel paese giusto!), alla cui base però non può mancare una buona comunicazione. Se chiedi, chiedi bene.

Santa Chiara intercedi per noi…

 

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Foto: Santa Chiara a Santa Maria di Leuca

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