Di management d’arte, patrimonio artistico e idraulici

Tempo fa mi sono iscritta ad un corso online di Bocconi in Arts and Heritage Management, gestione del patrimonio artistico, per capirci.

Ho diligentemente seguito le lezioni, ho studiato il materiale ed ho passato i test, fino ad ottenere il mio bravo diploma. E poi “l’ho messo da parte”.

Finché una mattina mi ritrovo nell’inbox una mail con la quale mi si dice che, visti i miei risultati e bla bla bla, ero stata selezionata per fare da Mentor ai futuri studenti. Mi interessava? E me lo chiedi? Of course! Cioè di corsa! Beh, non proprio, visto che ho dovuto seguire altre lezioni, studiare il materiale e passare i test. Mica pronti-via, questi fanno le cose sul serio!

E cosa ne viene fuori?

Così da un po’ sono impegnata in questa cosa che, entre autre, mi dà la possibilità di conoscere punti di vista di persone da tutto il mondo, tutti professionisti del campo, esperti o appassionati d’arte, e quasi tutti -giuro- con almeno un’esperienza da turista in Italia.

E cosa ne viene fuori? Beh, ovviamente che l’Italia “si vende sa sé”, perché chi ci capisce deve venirci per forza.

Bene, direte voi. Ma viene anche fuori che da noi l’altissima offerta artistica spesso ha come contraltare un’esperienza di visita non altrettanto positiva. E mica perché le scelte curatoriali non siano all’altezza, o perché il panorama culturale non sia abbastanza ampio, anzi!.

Di cosa si lamentano?

La maggior parte delle rimostranze concernono cose… diciamo… secondarie, che non hanno a che fare con la sostanza dell’arte: l’aria condizionata rotta, il personale della biglietteria sgarbato, gli orari risicati, la carenza di punti di ristoro, il wifi che non funziona, le folle oceaniche, la pulizia un po’ approssimativa

Insomma, direte, questi, un Tiepolo o un Teomondo Scrofalo fa lo stesso, ma se non riescono a postare il selfie al museo o se non trovano un sandwich al volo, allora proprio non ce la possono fare??!!

Invece no: ascoltare le opinioni degli altri è spesso la chiave di volta, l’inizio del cambiamento, quello che è a portata di mano e che può fare la differenza. Perché l’arte è oggi indiscutibilmente “esperienza” e l’esperienza è fatta di tante macro e micro cose.

Siamo in una botte di ferro

In fondo, se i turisti venissero in Italia e dicessero “è tutto un bluff, quello che ci raccontano non è vero e la culla della cultura non sta davvero lì”, allora saremmo in un guaio serio.

Se invece il commento è “avete della roba pazzesca, peccato solo che i bagni fossero intasati” allora siamo in una botte di ferro.

Perché a riparare un bagno sono capaci tutti, ad offrire un patrimonio di valore inestimabile, I am sorry, ma ci siamo noi in prima fila.

Quindi, musei e istituzioni culturali del Belpaese aprite le orecchie: c’è una generazione di Art Managers pronti ad occuparsi delle vostre strutture per traghettarle nel XXI secolo, basta solo ascoltarli e dargli il numero dell’idraulico!

 

Foto di copertina: lattrine pubbliche romane – scavi di Ostia antica


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