Il mese della Madonna, delle ciliegie e del Giro d’Italia

Maggio è tradizionalmente il mese della Madonna, delle ciliegie e del Giro d’Italia. Ho alcuni ricordi legati al Giro: uno risale alla terza elementare, quando il Giro passò per il paese in cui abitavo. La maestra ci fece confezionare le bandierine tricolori per salutare i ciclisti, ma le assemblammo storte sicché sventolammo bandierine dell’Ungheria. Fu quella l’unica volta che vidi la ‘carovana rosa’ così da vicino.

Per il resto ne ho avuto notizia soprattutto attraverso la televisione. Il palinsesto della Rai è sempre molto ricco di trasmissioni che raccontano il Giro d’Italia come evento sportivo, ma anche come avvenimento che coinvolge il territorio attraverso cui passa la corsa. Anche quest’anno gli ascolti sono ‘ottimi’ dicono qui, a conferma del coinvolgimento popolare nei confronti di questo storico appuntamento primaverile.

La trasmissione che preferisco è Viaggio nell’Italia del Giro di Edoardo Camurri, che pre-corre le strade e le racconta con il suo genuino entusiasmo, riuscendo sempre a infilare una citazione di – chessò – Schopenhauer anche quando ha di fronte un muretto a secco.

Ma, anche se ‘il Giro è il Giro’, per parafrasare l’altro grande avvenimento nazional-popolare italiano, ed è intoccabile, perché, al di là degli scandali legati al doping, è una manifestazione che veicola valori positivi, mi assale come sempre la deformazione professionale e mi chiedo: chi guarda la tappa nelle strade, chi invece la guarda a casa in tv nel primo pomeriggio, per chi è questa gara, dove sono le donne?
Guardo i ciclisti chini sui pedali, sfiancati dallo sforzo, circondati da striscioni rosa, bandiere rosa, qualsiasi cosa rosa e penso che nel nostro paese ci sono tante donne cicliste, magari lo sono anche le vallette delle premiazioni delle tappe, magari le scelgono proprio perché sono valenti cicliste. Magari.

Ma no dai! Vedi che c’è passato anche Patrick Dempsey! Ah be’, allora…

 

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