Made in Italy in musica di Vanna Lovato – 4° tappa

Bentornati alla 4° tappa del nostro Made in Italy in musica! Se siete sopravvissuti alla terza tappa, tenetevi forte: questo quarto appuntamento sarà particolarmente tosto perché riguarda la canzone d’autore! Naturalmente, ci sarebbero fiumi di inchiostro da spendere sull’argomento, ma ormai mi conoscete e sapete che cercherò di essere breve e, spero, convincente.

I cantautori italiani, nati all’inizio degli anni ’60 come categoria artistica – con tutti i limiti che le catalogazioni comportano –, in principio non si sono posti la questione del 100% Made in Italy: le loro canzoni erano scritte e cantate in lingua italiana, e tanto bastava per renderli riconoscibili come tali. Musicalmente, ognuno attingeva ai generi musicali più in voga al momento: chi si rivolgeva al rock e al blues (Lucio Battisti), chi al jazz (Luigi Tenco, Gino Paoli), chi alla chanson francese (Fabrizio De André), chi al folk rock americano (Francesco De Gregori).

Eccezione a questa regola erano certe canzoni cabaret di artisti milanesi come Enzo Jannacci e Cochi e Renato, o cantanti romane come Gabriella Ferri, con testi spesso in dialetto accompagnati dalla chitarra, che si ispiravano a un repertorio folk urbano.

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Trovare una strada alternativa, musicalmente, alla musica pop e rock americana è stata una questione spinosa. Come abbiamo visto, negli anni ’60-70 il folk revival ha rimesso in discussione un po’ di cose, ma si tratta di un movimento culturale elitario, che riguarda relativamente poche persone ben informate. Dal punto di vista commerciale, ciò che la gente ama ascoltare è la musica ballabile e orecchiabile che viene da USA e UK. Alla fine dei ’70, poi, esplode il fenomeno delle discoteche e della dance music: niente di più lontano da stornelli e cantate folk!

Tuttavia, qualcuno pensa a una via alternativa all’America. Dopo l’esperienza dei dischi folk rock con De Gregori e Bubola, Fabrizio De André, con l’aiuto di Mauro Pagani, taglia con il passato e nel 1984 incide un album inaudito, commercialmente controcorrente, che tuttora viene considerato uno spartiacque per la musica italiana (e non solo). Creuza de mä è un disco di canzoni cantate in dialetto (quello genovese) su musiche che attingono a diverse tradizioni del Mediterraneo, dai Balcani all’Algeria.

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Creuza de mä anticipa di almeno un decennio la nascita della cosiddetta world music, che spopolerà negli anni ’90 grazie al lavoro di grandi musicisti/produttori come David Byrne e Peter Gabriel (quest’ultimo farà incidere un disco addirittura ai sardi Tenores di Bitti!). Cantautori come De André, Ivano Fossati e Francesco De Gregori riscoprono idiomi dialettali e sonorità folk ed etniche, proponendo qualcosa di veramente nuovo. (Se avete voglia di approfondire l’argomento world music, ecco il libro che fa per voi!)

In generale, con l’arrivo della world music, il folk italiano si mescola in modo più o meno evidente con musiche etniche provenienti da altre parti del mondo: Daniele Sepe, Riccardo Tesi, Ambrogio Sparagna, Elena Ledda sono solo alcuni dei protagonisti di questa “seconda stagione folk”. Solo per fare un esempio, ascoltate questa fantastica tarantella incisa da Sepe nel 1996: c’è dentro il Sud Italia, il Maghreb, la musica tzigana… un mix estremamente affascinate, non trovate?

Uno degli ultimi album più recenti dedicati al folk italiano viene pubblicato da Francesco De Gregori insieme a Giovanna Marini nel 2002: Il Fischio del Vapore è un evidente omaggio a una stagione musicale italiana – quella del folk revival degli anni ’60 – ancora carica di significato per molti musicisti.

Non mi resta che darvi appuntamento al prossimo post con un indovinello. Nella quinta e ultima tappa parlerò di due artisti italiani molto famosi: l’uno è il simbolo del rock Made in Italy, l’altro è diventato di recente il nuovo grande protagonista del folk italiano. Riuscite ad indovinare di chi si tratta?


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Vanna Lovato è laureata in Lettere moderne, indirizzo musicologico. Dal 2002 si occupa di critica e giornalismo musicale: ha scritto e scrive per Jam, Jam-Rockfiles e NonSoloCinema, Il Giornale della Musicacon una predilezione per la canzone d’autore italiana e world music/etnica. Dal 2005 è pubblicista, traduttrice e consulente musicale per Vallardi, Salani e Rizzoli. Nel 2007 esce il suo primo libro Franco Battiato 1965-2007. L’interminabile cammino del Musikante (Editori Riuniti, 2007) e, nel 2008 il manuale Come leggere la musica (Vallardi Editore).

Prima ancora di tutto questo, Vanna è moglie e mamma di due pargoli che in-cantano le sue giornate senza tregua.


Per la cronaca: la foto su E-Italy alla categoria gioielli è sua, di Vanna… sì, be’… foto e orecchini!

E-Italy

Leggi anche: Made in Italy in musica di Vanna Lovato – 1° tappaMade in Italy in musica di Vanna Lovato – 2° tappa | Made in Italy in musica di Vanno Lovato – 3° tappa

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