Made in Italy in musica di Vanna Lovato – 3° Tappa

In questa terza tappa proseguiamo il nostro affascinante viaggio nel made in Italy in musica partendo da… gli Stati Uniti. È qui infatti che si consuma la più grande rivoluzione musicale del 900: con la nascita del rock ‘n’ roll la musica non sarà più la stessa, nemmeno in Italia.

Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, il confronto con Elvis e con l’industria discografica americana provoca spaccature profonde nel modo di concepire e fare musica, abissi (anche ideologici) che permangono tutt’oggi.
In generale, l’accoglienza per la nuova musica giovanile d’Oltreoceano è entusiastica. I cantanti italiani imitano lo stile musicale, il look e i balli degli americani. Qualche nome? Bobby Solo, Tony Renis, Rita Pavone, Adriano Celentano… sono tutti figli di questa rivoluzione!

made in italy in musica

Il mondo delle cover diventa uno dei più redditizi: gli autori di canzoni traducono in italiano i testi di famose hit americane e le fanno cantare ad artisti che a loro volta imitano in tutto e per tutto le star anglofone. Vi ricordate, per citare solo un esempio, la famosa Pregherò cantata da Celentano? Questa canzone non è altro che la cover di Stand By Me di Ben E. King, ex cantante dei Drifters.

Insieme alla nuova cultura di massa, in Italia si insediano anche le più potenti case discografiche americane e inglesi, che stipulano accordi commerciali con gli editori locali: CBS, EMI, RCA hanno sedi a Milano e a Roma, e da lì gestiscono il mercato del disco, che in questi anni è in fortissima espansione, grazie anche all’introduzione del 45 giri, un nuovo supporto per la musica, molto economico e maneggevole.

little tony_made in italy in musica

Negli stessi anni, in Italia succedono altri fatti musicali molto importanti, che si collocano in posizione diametralmente opposta rispetto a rock ‘n’ roll e industria. Infatti, fra studiosi e ricercatori, c’è chi sente l’urgenza di raccogliere e conservare quel prezioso patrimonio musicale tradizionale che negli anni ’60 sta andando velocemente scomparendo insieme alla cultura popolare più antica e rurale, spazzata via dal boom economico. Ernesto De Martino, Diego Carpitella, Roberto Leydi sono solo alcuni degli studiosi che hanno contribuito a questa impresa, insieme all’americano Alan Lomax, autore di una delle più ricche ricerche sul campo di musica folk italiana. (La foto di copertina di questo post è sua, scattata in Sicilia nel 1955; se volete vedere l’intero resoconto fotografico del suo mitico viaggio del 1954-55 attraverso la Penisola, vi consiglio questo libro.)
Vi vedo, sapete? Avete cominciato a sbadigliare! Eppure, il lavoro di questi studiosi è stato fondamentale per la musica italiana, perché ha reso possibile la sopravvivenza di repertori musicali bellissimi e preziosi, a cui negli anni successivi si sono ispirati molti musicisti. Negli anni ’60-’70, ad esempio, fiorisce in Italia un movimento musicale chiamato folk revival. Artisti e gruppi come Giovanna Marini (nella foto, con Francesco De Gregori), Eugenio Bennato e la Nuova Compagnia di Canto Popolare (e molti altri) si lanciano nel recupero e rielaborazione di canti popolari, vestendoli di significati ideologici: il canto popolare diventa canto proletario e di protesta.

folk made in italy in musica

La musica folk ispira molti artisti anche in anni più recenti: Teresa de Sio, Riccardo Tesi, Ambrogio Sparagna sono solo alcuni dei grandi protagonisti di questo importante movimento culturale. E che dire dei grandi festival musicali che oggi spopolano in tutto il nostro Paese? Dal Folkest (Friuli Venezia Giulia) a La Notte della Taranta (Puglia), è un gran pullulare di concerti dedicati alle nostre tradizioni. (Per rimanere aggiornati sugli eventi dedicati alla musica folk italiana – e non solo – vi consiglio di leggere qui.)

PS: Francesco de Gregori è comparso non a caso tra le immagini di questo post, perché il prossimo appuntamento sarà dedicato proprio alla canzone d’autore e alla questione dell’italianità. Vi aspetto, non mancate!

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Vanna Lovato è laureata in Lettere moderne, indirizzo musicologico. Dal 2002 si occupa di critica e giornalismo musicale: ha scritto e scrive per Jam, Jam-Rockfiles e NonSoloCinema, Il Giornale della Musicacon una predilezione per la canzone d’autore italiana e world music/etnica. Dal 2005 è pubblicista, traduttrice e consulente musicale per Vallardi, Salani e Rizzoli. Nel 2007 esce il suo primo libro Franco Battiato 1965-2007. L’interminabile cammino del Musikante (Editori Riuniti, 2007) e, nel 2008 il manuale Come leggere la musica (Vallardi Editore).

Prima ancora di tutto questo, Vanna è moglie e mamma di due pargoli che in-cantano le sue giornate senza tregua.


Per la cronaca: la foto su E-Italy alla categoria gioielli è sua, di Vanna… sì, be’… foto e orecchini!

E-Italy

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