Made in Italy 3.0

Sarà già vecchio appena pubblicato, il mio Made in Italy 3.0, mi ha fatto notare qualche addetto ai lavori. E invece per fortuna non ha niente a che vedere con gli upgrade informatici il mio 3 punto 0. E’ solo un concetto, nessuna ansia da prestazione web di ultimo grido.

Il nome, quello che ho scelto per il blog, Made in Italy 3.0, è familiare agli addetti ai lavori, perché evoca immediatamente Philip Kotler, padre del Marketing 3.0. Ecco per loro non c’è bisogno di spiegazione.

Allora cerco di spiegarlo a chi fosse digiuno di marketing dell’ultim’ora. E magari anche in modo semplice, così nessuno si spaventa. Kotler ha sancito la morte del marketing di solo prodotto (Marketing 1.0), e quello votato al cliente (Marketing 2.0), l’unica azione possibile è di vendere valori (Marketing 3.0). Non perché siamo stati fulminati sulla via di Damasco, ma semplicemente perché ancora una volta è il mercato che lo chiede. In questo caso, è la rete che reclama, anzi conversa come dice il Manifesto del Cluetrain.

Quando ho pensato a E-Italy mi sono trovata davanti l’ennesimo mosaico di concetti di Made in Italy, più o meno tutti uguali e tutti presuntuosamente diversi. Ho creduto quindi che non valesse la pena alzare l’ennesima bandiera in favore di un’immagine tanto obsoleta e avvilente del mio Brand Paese Italia.  Se Made in Italy dev’essere, che sia proiettato ad un futuro di valore per tutti, per chi lo produce e per chi lo fruisce, e che la si smetta di vivere di rendita, che tra l’altro è agli sgoccioli.

Estetica, funzionalità, sostenibilità

Può chiamarsi Made in Italy solo un prodotto, un servizio, un design che nascono qui, che respirano questa terra e lasciano su questa terra i semi per riprodursi. Un Made in Italy fertile, proiettato a rigenerarsi, è quello che concima lo stesso humus dal quale è nato.  E questo è il primo dei tre valori su cui si basa: sostenibilità.

L’altro valore, l’estetica è di per sé ontologicamente Made in Italy. Come dire: se è Made in Italy è già per definizione bello. Ne è diventato sinonimo ormai, a pari merito con eccellenza.

E per ultima, ma non per questo tale, è imprescindibile la funzionalità. Perché diciamocelo: se non è utile, serve a ben pochi. E “i ben pochi” non sono una massa critica sufficiente per il sostentamento del concetto. Che è quello che qui si vuole, promuovere un Made in Italy in tutte le sue forme espressive, bello, funzionale, sostenibile.


Leggi anche Autori| E-italy | Il blog | Un nuovo “outfit” per il Made in Italy 3.0

Un commento

  1. vanda

    Concordo sui valori del Made in Italy come vengono descritti. Non lasciamoci soffocare dal “negativo” che ci circonda e tiriamo fuori il bello che c’è in noi con semplicità. Almeno proviamoci !

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