Lo ius soli del Made in Italy

Ripartiamo dall’articolo di Michela sull’etichettatura. La domanda rimasta aperta era: cos’è che legittima chiamare un prodotto Made in Italy? Qual è, per dirlo nel lessico contemporaneo, lo ius soli del Made in Italy?

E prima di discuterne vi mostro un video perché le immagini sono sempre più vicine al reale di quanto non lo siano le parole. Qualche tempo fa ho portato i miei bimbi a visitare una vetreria di Murano. Era domenica e lo “spettacolino” della soffiatura del vetro per i numerosi turisti era tenuta da un ragazzo indiano che da 14 anni ormai lavorava nella vetreria, capace di soffiare il vetro, ma non ancora a livello di un vero maestro vetraio veneziano. E siccome era domenica, il turno della domenica evidentemente spettava a lui.

Ora lungi da me inoltrarmi in considerazioni di tipo politico (e vorrei lo evitaste anche voi), la situazione storica nella quale ci troviamo solleva una questione di legittimazione del nostro Made in Italy alla quale mi sono trovata a pensare sempre più di frequente (e non sono l’unica a quanto pare!).

Cos’è che genera da secoli un Made in Italy così impareggiabile? Quali sono gli ingredienti che lo rendono non-riproducibile al di fuori del suolo italiano?

E quindi di conseguenza possiamo chiamare il vetro che esce dalle mani del ragazzo indiano Made in Italy? Se sì, perché? E se no, perché?

Ci sto riflettendo. Non so voi ma io sono ferma al pit-stop.


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