Leggende metropolitane sul digitale in Italia

Cambio di registro: parliamo di leggende metropolitane sul digitale in Italia. Questo è un post markettaro, di quelli pieni di paroloni inglesi da cercare su Wikipedia. Quindi potete anche saltarlo sto giro, oppure affidarvi alla legenda in calce, e tentate la sorte della frontiera del web. Vediamo se riesco a farvi sorridere di nuovo.

La settimana scorsa si è tenuto a Milano il Forum Nazionale dell’e-commerce in Italia. Ho aspettato che sedimentassero tutti i commenti del mainstream, giusto per non farmi influenzare dagli entusiasmi del momento e ora provo a tirare una linea e fare due conti. Si trattava di roba per pochi intimi, diciamo 10.000 in due giorni di fiera. Io ero tra questi, avendo un sito di vendita online, E-Italy.

Per cominciare i retroscena sono questi:

  • chi organizza questi forum lo fa perché ha bisogno di smuovere il mercato, quindi parte dall’assioma che l’e-commerce in Italia vada benissimo, è in crescita e risolverà i problemi del paese.
  • chi non crede ai poteri forti che organizzano/pilotano il Forum dice che il Paese è un disastro digitale e che non si riprenderà mai dal ritardo accumulato in Europa.

Io aristotelicamente penso a conti fatti che la verità stia ancora una volta nel mezzo. L’arretratezza digitale del paese è un dato di fatto più legato a ragioni sociologiche che strutturali. Le stesse per le quali 40 anni fa in Italia si comprava pochissimo su Postalmarket, mentre a Nord in Europa spopolava la vendita per corrispondenza. E allora? Forse che mancava la carta da stampa 40 anni fa in Italia a giustificare la mancata diffusione della vendita per corrispondenza? Lo dubito fortemente.

Fatta la premessa che l’Italia è un paese di vecchi (vecchi ho detto, non idioti), qui abbiamo uno stile di vita verace, antico, fortemente radicato nella famiglia e nei suoi valori e ci guardiamo bene dallo scambiarlo troppo in fretta per effimere innovazioni. La nostra qualità della vita è profondamente legata a parametri che già ci appartengono, difficile far credere alla signora Maria che un upgrade digitale del paese la farà vivere più a lungo e meglio. Faccio fatica a credere io stessa che l’innovazione digitale possa portare ancora più in alto il concetto di italian lifestyle che ci fa da bandiera in tutto il mondo.

Il rapporto qualità della vita/tecnologia digitale in Italia è talmente basso da palesare semplicemente una verità su quest’ultima: non è indispensabile a una percentuale di popolazione molto alta. Salvo fatto per una piccola variabile.

C’è un’intera generazione di nipoti potenzialmente capace di invertire lievemente la tendenza, facendo leva proprio sulle stesse premesse di cui sopra. Se fossi Diego Piacentini non lo escluderei, e proverei a fare di questo ritardo italiano un punto di forza. Quelli bravi, si dice che facciano così. Questi svizzeri l’hanno fatto, per citare un esempio. Guardate come nel video qui sotto.

E ora andiamo con la legenda e qualche aneddoto

mainstream: il pensiero comune, potrebbe quasi essere sinonimo di omologazione, gregge, quindi mica tanto bene…

upgrade digitale: un gradino in su, miglioramento.  Considerato che generalmente comporta anche una fascia di canone superiore, ci starei attento…

italian lifestyle: noi, così come siamo, con i nostri vizi e le nostre virtù. Forse più virtù, a questo punto…

E infine non posso privarvi del piacere di leggere alcuni dei titoli più esilaranti delle conferenze del Forum:

  • Incrementare il conversion rate attraverso l’experience driven ecommerce
  • Internet delle relazioni. Lead generation optimization
  • Dam reply, framework multimediale per una strategia digitale online e in-store
  • Mobile ed e-commerce. dall’awareness alla conversion

Della serie: se parli come mangi, allora vuol dire che è un pezzo che non vai a pranzo dalla nonna!


 

Leggi anche Start-up innovative | il bando di turno | Start up innovativa, dei massimi sistemi o della semplificazioneIl mondo digital italiano ha più addetti ai lavori che addetti ai valori

 

Condividi? Grazie!
Facebookgoogle_pluslinkedinmail

2 Commenti

  1. Sandra

    Ciao Martina e complimenti per il post, credo di non essere l’unica ad essermici ritrovata al 100% … partita due anni fa con il mio bell’e-commerce all’avanguardia (perchè il futuro è nell’e-commerce) e dopo pochi mesi realizzare che il mio cliente target è proprio la signora Maria 🙂 … quindi riprogettare per poter arrivare anche da chi il web non ce l’ha e non gli interessa averlo … però c’è una cosa molto bella che ho potuto notare .. ed è che il web in alcuni casi può fare da ponte tra due generazioni all’apparenza distanti … quando la signora Maria il prodotto lo vuole davvero, allora chiede aiuto alla nipote che è brava a smanettare col telefonino ed è capace di ordinare le cose su “indernette” … ovviamente con pagamento in contrassegno 😉 come hai detto all’inizio la verità stà quasi sempre nel mezzo e un buon equilibrio tra tradizione e innovazione probabilmente è la chiave che porta al successo.

    1. Sandra, sto ancora ridendo, come su skype ogni volta che ti sento! sì, il pagamento in contrassegno è una maledizione tutta italiana, e qualcosa vorrà pur dire. Tradizione e innovazione, giusto… come happyhaircap, no? 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *