L’eccellenza italiana nel bene e nel male

Faccio un salto veloce al nocciolo della questione, l’eccellenza italiana, solo perché oggi ho conosciuto Marco, imprenditore di un prodotto d’eccellenza e di nicchia a Nord-Est. Mi si ripete la scena di gente capace, ma che combatte la sua guerra pressoché da sola, ripete errori fatti da altri, ma non è capace di farsi aiutare, o anche solo di fare cartello alla vecchia maniera. E a me sorge spontanea un’unica domanda: perché non siamo mai stati capaci di consorziare, nella mera accezione di unire diversi individui con uguali diritti e doveri in vista di un fine determinato? Perché? Ci ho pensato parecchio, discusso con amici, professionisti del web, sociologi e alla fine mi sono arresa ad un’idea molto semplice: abbiamo una densità così alta pro capite di eccezionalità e capacità, che raggrupparci è impossibile. Consorziare è un’utopia, un po’ come la notte di Schelling in cui tutte le vacche sembrano nere. E chi la vacca ce l’ha pezzata, giustamente non ci sta. Giustamente un corno. Se fossimo capaci di assimilare preistorici e banali adagi quali l’unione fa la forza, dunque la forza è potere, magari questa gallina dalle uova d’oro che si chiama Made in Italy tornerebbe utile a tutti. Ma noi no, presuntosi, caparbi e dal temperamento indomabile non molliamo un centimetro, fatichiamo il doppio per conto nostro piuttosto che cedere. Salvo quando si tratta di farsi governare. Lì, in quel caso, siamo docili, e pigri come vecchi in un pomeriggio soleggiato siciliano. Lì, solo in quel caso ci fidiamo.

sì… perché ricordiamocelo che la migliore mafia si basa sull’onore, e senza quello tutto finisce nel cilindro indistinto del terrorismo inumano.

Perché? Me lo sono chiesta per anni; continuo a cercare una traccia da seguire per darmi una ragione di tanta dicotomia: il paese più bello al mondo e allo stesso tempo il più corrotto e degenerato. Potremmo essere i migliori, e invece ci siamo fatti fottere, già da qualche secolo, il podio. E di nuovo, perché? Per indolenza? Per vizio e senso di colpa? Per lascivia? E qui ci starebbe una lunga dietrologia che non ho voglia di scomodare e torno subito al punto. Come ci siamo arrivati fin qui? Da soli, ovvio. Siamo proprio così noi, cazzoni e fregaioli, ma capaci. Per cui siamo i migliori nel bene e nel male. La mafia migliore del mondo ce l’abbiamo noi, altro che russi o turchi. Quelli, per usare le parole di Buscetta “fanno cose di cattivo gusto”, senza senso dell’onore, sì… perché ricordiamocelo che la migliore mafia si basa sull’onore, e senza quello tutto finisce nel cilindro indistinto del terrorismo inumano. Invece la Mafia italiana no, è fatta di persone per bene con senso dell’onore e la volontà di fare tutto con stile, l’italian style, ovviamente.

Siamo fatti così, mi arrendo momentaneamente all’evidenza del pit stop. Ma ritorno presto, perché io non la bevo.

eccellenza italiana

PS. se mi chiudono il blog, sono gli hacker al soldo della mafia russa. Questione d’onore, ovvio.

 

Foto: fattoria didattica Borgoluce, (TV)

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6 Commenti

  1. mfestini

    Carissima Martina,
    dato che è difficile attribuire la paternità alla frase “governare gli italiani non è difficile, è impossibile”, citiamo allora Churchill:
    “Bizzarro popolo, gli italiani. Un giorno, 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo, 45 milioni di antifascisti e di partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano, dai censimenti”.
    Hai presente il taglio brillante dei diamanti? Da 57 facce in su? Ecco, noi siamo così, il vecchio Winnie ha magistralmente evidenziato una faccia, tu un altro paio… e su quelle che restano possiamo andare avanti a discuterne per giorni!
    Agli italiani, o meglio, alla maggioranza degli italiani, non interessa la Politica (a me sì… ma ho un po’ di sangue tedesco nelle vene… e a te? Da come scrivi anche, ma pure i furlan non scherzano con gli incroci 😉 )
    Dicevo, alla maggioranza degli italiani non interessa tanto la Politica, intesa come la gestione del bene comune, o il raggiungimento di un maggior grado di felicità collettiva, ed in questo spirito ricade appieno la tua esortazione al “Consorzio”, quanto la politica intesa come il raggiungimento di obiettivi per un ristretto gruppo di persone, così ristretto che quasi sempre perde pure la connotazione di “gruppo” e diventa “singolo”.
    Perché? Se avessi la risposta…. Tu estrai dalla tua formazione umanistica (si dice ancora così vero? La variazione “umanista” del glottologo Renzi non è stata ancora resa obbligatoria?) plausibili spiegazioni psicologiche/comportamentali/sociologiche (“cazzoni e fregaioli” ha un’indiscutibile e precisa potenza descrittiva), io andrei invece sul tecnico/scientifico: potrebbe esserci un “gene” dell’italianità che ci rende da un lato così assolutamente geniali ed in grado di cavarcela dalle situazioni più estreme, dall’altro evidentemente ostacola o inibisce i processi mentali che governano il compromesso nelle normali situazioni quotidiane. Riusciamo a tirar fuori un pranzo completo da un frigorifero vuoto ma non ad uscire da un parcheggio senza litigare con qualcuno!
    Parliamone comunque… non è mai tempo sprecato.
    baci…
    Marco

    1. Ciao Marco, il taglio del brillante mi piace proprio. Centra al meglio l’immagine del concetto Italia/italiani/MadeinItaly. A parte il costo però, nel brillante non vedo controindicazioni, mentre nel gioiello italiano ci vedo un sacco di “difetti”. Lungi da me discutere di politica e di mafia italiana, prosciugherei la vena di costernazione di cui dispongo. Ho deciso che non voglio cadere nella tentazione di sputare nel piatto dove mangio, il “ti piace vincere facile?” non si addice a questo contesto, e forse sempre solo a piccole dosi (co’ ce vo’, ce vo’!).
      E anche il filone del gene mi piace, ci sto pensando da molto, ma la questione antropologica non l’ho ancora sdoganata. Sono ancora ferma alla domanda, perchè qui e non altrove? non può essere solo una questione di “gene” (siamo un “misciot” come si dice da queste parti: tu stesso ammetti di essere mezzo tedesco!), sono quasi più propensa a legare il genio all’incapacità di comunicazione. Se sei un genio è perchè hai uno standard più alto, dunque difficile da comunicare. Se A è un genio e B non lo è, che linguaggio (leggi alfabeto) usano per comunicare? La resa all’evidente incomunicabilità normalmente porta uno dei due ad un atteggiamento di presunzione/supponenza. E via dicendo. Al momento sono ferma qui, ma mi piacerebbe essere smentita, confutata, aiutata a capire oltre. Dialettica hegeliana. Grazie Marco per lo spunto, io vado a vanti a cercare. Mi trovi qua!
      Nel frattempo un abbraccio!

    2. mfestini

      Ciao Martina!
      posso brutalmente semplificare e trascurare per un attimo le possibili (e ce ne sono tante) sfumature? Ti interroghi su quale possa essere il linguaggio di comunicazione “comune”.. io una risposta, magari semplicistica, ce l’avrei: è quello fornito dalla televisione negli ultimi venti anni… e non serve aggiungere altro 🙁
      i dettagli possono essere discussi, i distinguo fatti, ma il nocciolo del problema c’è, ne sono convinto.
      bacio
      Marco

      PS il taglio brillante è il confezionamento “estetico” di una pietra che ha le sue caratteristiche intrinseche di colore e purezza… il taglio viene usato sempre per esaltare e/o nascondere pregi e difetti. Qui c’è l’abilità del tagliatore e di chi “disegna” il gioiello… indovina un po’ a che categoria sto pensando con quest’ultima metafora? 😉

    3. Sulla comunicazione di massa degli ultimi vent’anni sono d’accordo, io avrei una visione ancora più dissacrante, ma mi astengo.
      Mi sfugge invece la metafora del gioielliere… mi aiuti?

    4. mfestini

      la Scuola, Martina, la scuola! quella con la S maiuscola che è stata trasformata in “squola”… parte di quello che sono ora lo devo, assolutamente, alla famiglia, ma parte altrettanto importante è stata “tagliata” da alcuni insegnanti nel corso degli anni, posso dire di aver avuto la fortuna di incrociarne di veramente “illuminati” con le capacità, l’entusiasmo e le condizioni per fare al meglio il loro lavoro… ma adesso? Di capaci ce ne sono ancora, senza dubbio… ma nelle condizioni in cui sono costretti a lavorare l’entusiasmo è il primo a vacillare, e i risultati seguono a ruota.

      Però non va bene così Martina… con ogni frase che aggiungiamo al discorso saltano fuori altrettanti elementi fondamentali che mi fanno incazzare, uno peggio dell’altro, per come sono ridotti ormai! che ne dici se passiamo a discutere del quilting (e non è una pratica sadomaso…. 😉 )?
      🙂 🙂 🙂
      un abbraccio

    5. hai perfettamente ragione! bisogna che alleggeriamo l’argomento! quando vuoi fare un post sul quilting (made in Italy ovviamente!) ti ospito come guestblogger! un abbraccio anche a te! viva i blog che fanno incontrare, i concerti di maggio, e qualche buon collegio di vecchio stampo. Vecchissimo. 🙂

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