Le vittime del Made in Italy | 3° girone infernale

Lo so che i post dovrebbero essere corti, concisi e chiari, ma non è sempre possibile. Questo post sulle vittime del Made in Italy al terzo girone andrà un po’ per le lunghe, e avrà anche un sapore tendente all’amaro. Portate pazienza, mettetelo tra le letture del weekend, davanti a un buon espresso, dicono aiuti la digestione.

Tra quelli rimasti a fare Made in Italy sul suolo nativo, partiamo dai pessimisti, così una volta sdoganati resta il meglio. Come quando mio figlio più grande mangia prima gli spinaci così poi si gode la bistecca impanata.

I pessimisti a contratto

La settimana scorsa ho intercettato una frase di Renzo Piano a proposito dell’ultima scossa di terremoto. Recitava più o meno così: “siamo eredi indegni del patrimonio artistico italiano“. E giù l’ennesima autoflagellazione alla progenie italiana.
A seconda dell’evento di turno, più o meno catastrofico, ci si scomoda fin troppo in fretta a recitare la propria parte al teatro della costernazione. Quasi una chiamata a contratto per ribadire il proprio distacco dagli eventi.

Che si parli di politica, di allagamenti, di corruzione, di ritardi tecnologici, di infrastrutture fatiscenti, di burocrazia, di scuola, di calcio, di nuove generazioni, di informazione, di economia o di ricerca pare che il nostro livello di autostima sia pari allo zero. Sì, certo, che ci sia uno scarto evidente tra il potenziale italiano e le effettive performance di questo Paese è un dato di fatto, da anni ormai (millenni oserei addirittura). E la costante costernazione di una parte degli italiani sulle cronache italiane denota due cose:

  • questo scarto è la realtà italiana, l’unica possibile, altrimenti non si darebbe. Non esiste un Demone cattivo che ci costringe a essere così. Noi siamo semplicemente così. E’ ora di farsene una ragione.
  • se accettiamo questo come dato di fatto, la smetteremmo di pensare che potremmo essere migliori di così, e cesserebbe anche questo deficit di autostima, che, lasciatemelo dire, ha proprio stufato.

Quindi per tornare al mio Made in Italy, e senza avere la pretesa di esaurire in un post l’analisi di un paese complesso come l’Italia, l’unico spunto che mi sento di elargire lo affido a una domanda: non è che lagnarsi sia molto spesso l’eco di una certa forma di irresponsabilità collettiva? 

Ecco, appunto, terzo girone per queste vittime del Made in Italy.
Vi lascio al caffè, ma accettate un consiglio: tagliatelo con una buona grappa, vi aiuterà a narcotizzare il panorama italiano e magari anche quello d’oltreoceano, visti i recenti risultati.


Da tenere a mente per le conclusioni a fine classifica

  • scarto tra potenzialità e performance
  • deficit di autostima
  • lagnarsi = irresponsabilità collettiva

Leggi anche Il paradosso del Made in Italy | Le vittime del Made in Italy 1° girone infernale|  Le vittime del Made in Italy 2° girone infernale

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5 Commenti

    1. Ciao Fulvio, grazie per lo spunto/provocazione, ne faccio tesoro. Sono sicura, come te, che alla fine riderci su sarà la via di fuga migliore. Fuga, appunto. Spero di rivederti presto, prima o poi, magari all’opera. Ciao!

  1. mfestini

    Ciao Marty!
    mi ero messo d’impegno a scrivere un commento… ma rapidamente è diventato più grosso ed ingombrante di me 🙂
    diciamo che se sei proprio curiosa te lo mando via mail… intanto tu continua pure nella discesa!

    Marco

  2. marco

    ciao Marty, il post di ieri (3° girone) mi aveva un po’ spiazzato… o meglio, finalmente mi sono preso il tempo di “mettermi in pari” quindi ho letto di seguito i 4 post, e la sensazione iniziale mi aveva spinto a iniziare il commento così:
    sono proprio curioso di scoprire dove andrai a parare 🙂

    In effetti non mi era chiarissimo il filo conduttore dei post… poi ho cominciato a farmi uno schemino, che a noi ingg. piacciono tanto:

    Scherzi a parte sintetizzo da tecnico:
    – 1° girone gli “espatriati”… ci sta, qui non avevano/vedevano prospettive che invece hanno trovato “abroad”. Da fuori ci guardano con un ventaglio molto ampio di sentimenti: dalla nostalgia all’astio al rimpianto alla sufficienza all’entusiasmo e chi più ne ha più ne metta… sicuramente un punto di vista importante, ma da mettere nella giusta cornice.
    – 2° girone gli “impatriati”… persone che dall’estero vengono a lavorare/vivere in Italia attratti da una serie di motivi che azzardo a sintetizzare con un unico sostantivo. “bellezza”. Questo è un altro punto di vista, importante quanto il primo, altrettanto da pesare.
    – 3° girone i “pessimisti in patria”… qui apriti cielo! ci si potrebbe passare la vita a scriverne 😉 e soprattutto senza arrivare a capo di niente. Come descrivere il vento o un torrente, c’è e lo vedi, ma le parole sono troppo lente!

    a quel punto un po’ di luce sul tuo disegno diabolico si è fatta, più che altro perché ho finalmente ricollocato nella giusta prospettiva le premesse… rielaborando il “Made in Italy” iniziale non tanto come una generica produzione di beni/servizi/idee a marchio Italia, quanto come una “Italian way of thinking” o, per usare un parolone tanto caro a voi filosofi, “Italienische Weltanschauung”.

    spero di non aver toppato di brutto 😉

    a questo punto aggiungo solo un pensiero sul 3° girone… il pessimismo cosmico che sembra attanagliare gli italiani è direttamente (anche se non strettamente) proporzionale alla scolarizzazione ed alla “intelligenza” della persona, cioè più uno ha testa ed ha studiato e più ha “consapevolezza” della situazione e, soprattutto, dell’ineluttabilità della situazione (da cui il pessimismo).

    sulla intelligenza ci si può far poco (purtroppo, o per fortuna 😉 ), mentre sulla scolarizzazione… ahimè, c’è un cumulo di macerie da ricostruire che Amatrice gli fa ‘na pippa al confronto, tuttavia, con tanta buona volontà, magari qualcosa si può fare!

    un bacione

    Marco

    ndr

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