La rilevanza di arte e musei all’epoca di Internet

Immagina un mondo senza immagini

Lo so, l’ho già detto, ma è il momento di ritornarci: l’evidente sovraesposizione alle immagini che stiamo vivendo, ci impedisce oggi di capire davvero quale fosse l’importanza e il significato delle opere d’arte per i nostri antenati, fino almeno al XIX secolo.

Ad esempio, io ho contezza fin dall’infanzia di foto sui giornali, immagini alla TV, cartelloni per le strade… e non era ancora l’esuberante abbondanza di immagini che ci circonda oggi, su qualsiasi dispositivo noi si abbia a disposizione.

E a ben rifletterci è facile anche capire il perché: l’immagine veicola un messaggio molto più velocemente e facilmente di qualsiasi parola scritta (date un’occhiata a questo saggio), tanto che esiste una vera e propria teoria chiamata picture superiority effect.

Un tempo non era così: non c’erano libri a disposizione, non esisteva la fotografia, anche la carta era difficile da reperire. E questo per molta parte della storia dell’umanità.

Quindi per noi “moderni” capire quanto davvero valesse (non in termini monetari!) un’immagine è praticamente impossibile.

Un esercizio di comprensione

Però vi propongo un esercizio, che forse vi può avvicinare alla comprensione di quanto il nostro mondo oggi sia diverso da quello che hanno vissuto i nostri avi.

Andate a Venezia. Perdetevi per qualche calle poco frequentata. Sedetevi davanti alla facciata di un’anonima chiesetta in qualche Campo. E chiudete gli occhi.

Boom! Non ci sono le auto!

In nessun’altra città potrete fare questa esperienza, che è impagabile. E che vi riporta per un attimo indietro nel tempo (ok, però non guardate lo smartphone sennò non vale!).

Ebbene, come vi sembra? Un po’ vuoto, forse?

Esigenze immutate

Non crediate che le nostre esigenze di oggi siano profondamente dissimili da quelle degli uomini del passato: comunicazione, scambio di opinioni, apprendimento, condivisione, conoscenza, comunicazione… tutto questo avveniva per canali diversi, più lenti forse, ma – agli occhi dei contemporanei di allora – decisamente pregnanti.

Se posso vedere una o due immagini al massimo nella mia vita di ogni giorno, e questo praticamente per tutta la durata della mia vita, che importanza rivestiranno per me? Che peso darò al loro insegnamento? Le guarderò distrattamente o ne riconoscerò ogni singolo dettaglio?

Il museo che non aiuta

Capite bene che per noi questo patrimonio di conoscenza non può avere oggi lo stesso peso. E quindi quando entriamo in un museo e dopo la terza stanza siamo già stufi di guardare distrattamente quello che è appeso alle pareti, beh in fondo non abbiamo tutti i torti.

Non possiamo sentirci in colpa, e non possiamo nemmeno restituire ad ogni singola immagine la forza ed il significato originario, perché le condizioni in cui le osserviamo oggi sono diverse.

Per non parlare della questione della decontestualizzazione, cioè il togliere l’opera dal contesto originario per esporla altrove, se non addirittura in un museo (leggete la storia del David di Michelangelo), che aggiunge fatica alla fatica di comprendere.

Questo evidentemente rimette pesantemente in discussione il ruolo dei musei nel XXI secolo, che per trovare il loro posto nel mondo, devono fare i conti con una realtà mutata e mutante a velocità siderali.

Ma sia chiaro: io vado pazza per i musei! Per questo mi preme che si apra una vera discussione sul loro ruolo e sulla loro missione nella società contemporanea.

E voi, che ne pensate?

 

In copertina c’è un Canaletto, Campo S. Maria Formosa, a Venezia


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