La musica Made in Italy all’estero di Vanna Lovato | parte I°

Eccomi con un sonoro: buon anno nuovo a tutti! Ho pensato che per rallegrare la platea fosse cosa buona e giusta iniziare il primo post dell’anno a suon di risate e curiosità a proposito dei successi musicali italiani all’estero. Non anticipo altro e lascio la parola alla nostra musicologa, Vanna Lovato.


La musica Made in Italy all’estero – prima parte

I post “infernali” di Martina sulle vittime del Made in Italy mi hanno fatto riflettere sulla situazione della musica italiana e sul suo rapporto con il mercato discografico internazionale. Mi sono sorte alcune domande, del tipo: che rapporto hanno  la musica e gli artisti italiani con l’estero? La musica italiana è conosciuta all’estero? Se sì, quale musica? I musicisti italiani lavorano all’estero? E quelli apprezzati fuori confine, sono gli stessi che hanno successo anche in Italia?

Ad alcune di queste domande ho risposto in parte nella 2° tappa estiva (te la sei persa? Allora leggi qui!) sulla musica Made in Italy, ma ora prenderò in considerazione altri aspetti importanti.

I musicisti italiani che hanno successo all’estero si dividono fondamentalmente in due categorie:

  • quelli che hanno successo in Italia e anche all’estero;
  • quelli che hanno successo solo all’estero, rimanendo dei perfetti sconosciuti (o quasi) in patria.

In questo post vi parlerò un po’ dei primi.

Abbiamo già fatto alcune considerazioni sui vari Pavarotti, Bocelli, Al Bano, vi ricordate? Artisti che si sono rifatti alla grande tradizione melodica italiana (arie d’opera, canzone napoletana) per costruirsi un repertorio apprezzato in tutto il mondo, tra musica classica e sonorità mainstream.

Tra i cantanti di genere pop, invece, troviamo artisti come Toto Cutugno, Eros Ramazzotti, Zucchero e, più recentemente, Nek e Tiziano Ferro. E chi si dimentica la “scandalosa” Laura Pausini a Lima, in Perù, nel luglio del 2014, a cui accidentalmente si aprì l’accappatoio a fine concerto? “Yo la tengo como todas”, disse imbarazzata di fronte a migliaia di persone, e la notizia fece il giro del mondo (per la cronaca, la povera Laura non era nuda, come spiegherà lei stessa in una intervista radiofonica che potete ascoltare qui).

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Molti di loro hanno realizzato versioni in lingua spagnola o inglese dei loro successi italiani e, negli anni, si sono guadagnati una bella fetta di mercato estero. Il successo di Pausini e Ramazzotti in Sud America, stringi stringi, è un sapiente mix di talento comunicativo e strategie di marketing.

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Un discorso a parte va fatto per l’accoglienza della musica pop italiana in Unione Sovietica: a partire dalla metà degli anni Ottanta, personaggi come Toto Cutugno, Pupo, Al Bano & Romina, Ricchi e Poveri, grazie alla perestrojka e alla graduale apertura del regime sovietico verso il mondo occidentale, hanno trovato nell’URSS la loro “America”, con concerti zeppi di fan adoranti e milioni di dischi venduti. Un bell’articolo sull’argomento si trova qui.

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Se vi ricordate, nel 2013 Cutugno celebrò questo enorme successo con un bizzarro show proprio al Festival di Sanremo: in quella occasione cantò L’italiano accompagnato nientepopodimeno che dal Coro dell’Armata Russa! (dal Sito Rai al minuto 6’40’’).

Non crediate che avere successo all’estero sia solo una questione di spinte discografiche e canzoncine melodiche: l’artista italiano ha successo fuori dall’Italia proprio quando riesce a incarnare l’italianità così come viene percepita da fuori. Un obbiettivo affatto facile da raggiungere! Prendiamo ad esempio Elisa: nel 2008 la brava cantante friulana ha tentato di sfondare in USA, con risultati discreti ma poco duraturi. Perché? Perché forse Elisa, con le sue canzoni in inglese che si rifanno a un genere pop internazionale – molti l’hanno paragonata negli anni ad Alanis Morissette e a Björk – non riesce a rappresentare l’idea d’Italia che gli stranieri hanno di noi: non c’è la melodicità della lingua, nessun riferimento alla nostra tradizione… insomma, troppo poco pizza fiori & mandolino*, e questo non va bene!

Siamo dunque condannati agli stereotipi? Certo che no, ci sono artisti italiani che all’estero fanno cose che noi nemmeno immaginiamo… infatti, in Italia, sono dei perfetti sconosciuti (o quasi). Curiosi? Allora vi aspetto al prossimo post!

*Lo so che non sono fiori, lo so…


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Vanna Lovato è laureata in Lettere moderne, indirizzo musicologico. Dal 2002 si occupa di critica e giornalismo musicale: ha scritto e scrive per Jam, Jam-Rockfiles e NonSoloCinema, Il Giornale della Musicacon una predilezione per la canzone d’autore italiana e world music/etnica. Dal 2005 è pubblicista, traduttrice e consulente musicale per Vallardi, Salani e Rizzoli. Nel 2007 esce il suo primo libro Franco Battiato 1965-2007. L’interminabile cammino del Musikante (Editori Riuniti, 2007) e, nel 2008 il manuale Come leggere la musica (Vallardi Editore).

Prima ancora di tutto questo, Vanna è moglie e mamma di due pargoli che in-cantano le sue giornate senza tregua.

Leggi anche Made in Italy in musica di Vanna Lovato – 1° tappaMade in Italy in musica di Vanna Lovato – 2° tappaMade in Italy in musica di Vanna Lovato – 3° tappa Made in Italy in musica di Vanna Lovato – 4° tappa | Made in Italy in musica di Vanna Lovato – 5° tappa

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