Il vuoto dietro le mostre d’arte

L’arte è bella, bellissima. Eleva lo spirito e arricchisce culturalmente. Ci racconta da dove veniamo e dove stiamo andando. Deve essere protetta, valorizzata, anche messa a frutto.

Però diciamocelo, alle volte l’arte fa schifo. E’ pretestuosa. E’ superficiale.

Sto parlando di una dinamica che ha preso piede da troppo tempo ormai, tanto che esprimersi contro di essa pare un’eresia.

Sto parlando dell’idea che se un’opera è custodita in un museo, allora è bella; del fatto che se ne hanno organizzato delle mostre d’arte, allora deve per forza valerne la pena.

Così migliaia di persone, in buona, buonissima fede, si aggirano per le stanze di luoghi della cultura, e per il solo fatto di essersi fatti staccare un biglietto pensano di aver compiuto un passo avanti verso la loro elevazione culturale.

Ebbene, bisogna avere il coraggio di dire che non è così

Una mostra fatta male non serve a nulla. Un’esposizione di opere brutte e senza senso fa male allo spirito culturale del paese. Un museo che non adempie al suo compito educativo è un cattivo museo.

E non pensiate che non accada, perché anzi di queste cose se ne vedono sempre più.

Sono convinta che la maggior parte dei musei del nostro paese necessiterebbe di uno svecchiamento radicale, di un ripensamento del loro ruolo per la comunità.

Ma soprattutto, immediatamente, smettiamola con questa profusione di mostre, fatte male ed in fretta, che pretendono con poche opere esposte di coprire, che so, tutta la storia dell’arte dal Medioevo ai giorni nostri e di fornire un servizio a chi le frequenta.

Sostengo da anni che “da Pinco a Pallino” è un format scadente che dovrebbe esser boicottato, se non addirittura vietato, in Italia!

Adesso vi spiego una cosa

Una cosa veramente importante, che spero vi farà scegliere con più consapevolezza le mostre che andrete a visitare d’ora in avanti.

Un’ esposizione di opere dovrebbe nascere a valle di un percorso di ricerca e di studio, non viceversa.

Perché dovete sapere che lo studio della storia dell’arte non è il dire se un’opera è bella o brutta, anzi, di questo non ce ne frega proprio nulla. Lo storico dell’arte è un ricercatore che con un approccio scientifico mette insieme i pezzi di un puzzle raccogliendo informazioni che il tempo e la storia si sono divertiti a spargere in giro e a nascondere un po’.

Vi faccio un microesempio, per chiarire il concetto. La mia tesi di laurea verteva sulla collezione dispersa della famiglia Basadonna-Manin (quella dell’ultimo doge di Venezia): partendo da un elenco di quadri ritrovato in un archivio (no, niente ricerca su Google…solo documenti vecchi di secoli), ho raccolto informazioni intorno alla famiglia, al suo humus culturale, ai suoi interessi economici ed ho rintracciato alcune di quelle opere. Ecco, se per assurdo si raccogliessero questi quadri in una mostra, magari esponendo a palazzo San Trovaso (residenza della famiglia), si darebbe compiutezza a questo studio.

I nostri ricercatori fanno proprio (e bene) questo tipo di lavoro, e le mostre, quelle vere, dovrebbero dare voce al loro studio, che restituisce pezzi di conoscenza al mondo, e non invece riempire le tasche di chi affitta opere quasi esclusivamente per contare il numero di biglietti venduti.

Il re è nudo

C’è una nutrita schiera di studiosi (ad esempio Jean Claire o Tomaso Montanari e Vincenzo Trione) che si è apertamente e violentemente schierata contro queste dinamiche, in una feroce critica alla mercificazione e brandizzazione dell’arte, alla desertificazione della cultura, alla débâcle della società occidentale, alla banalizzazione del contenuto artistico. Con i dovuti distinguo (magari ne parliamo meglio in un altro post) e abbracciando l’idea che una illuminata gestione manageriale dei luoghi della cultura a mio avviso è da auspicare e non da combattere, devo dirmi d’accordo con loro, semplicemente sulla base delle mie esperienze personali.

Se ci ripensate, sicuramente anche voi avete visitato una mostra “blockbuster” che pareva mirabolante: ma cosa vi ha lasciato in termini di accrescimento culturale? Cosa avete imparato? Che riflessioni e spunti ne sono nati?

Temo di avere la risposta, e credo sia lunga alla stregua di un aforisma da cioccolatino…


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