Il paradosso del Made in Italy

La musica è finita, e anche l’estate, come sempre in un lampo. Un grazie caloroso a Vanna per essere stata la colonna sonora di questi ultimi mesi. E come ogni fine stagione che si rispetti faccio brevemente il punto del blog, una vendemmia, a modo mio, dei capisaldi, per vedere se è tutto chiaro. E parto dalle conclusioni, il triste paradosso del Made in Italy, per risalire alla domanda di partenza.

Ieri Laura, una vittima dell’eccellenza tout-court, mi ha girato su whatsup uno screeshot (=istantanea per mio papà che sta leggendo) di un articolo di Altroconsumo che ribadiva i risultati alquanto deludenti del Made in Italy nei primi 6 mesi dell’anno. Citando The Economist sintetizzava così l’imprenditoria italiana: creativa, ma improduttiva. Che è come dire: bravi…, ma strukka-strukka? Siamo da capo, non se ne esce: siamo eccellenti in tutto, persino nel protestare, tanto che siamo i migliori a chiedere le tutele dei prodotti tipici all’Europa, salvo però poi non essere capaci a venderli.

Non è un paradosso questo? Sicuramente dei più grotteschi, tra quelli italiani. Insomma sono tutti un po’ stufi di noi, di sentirci protestare e sbraitare e perdere tempo mentre altri (meno bravi di noi) ci soffiano i mercati da sotto il naso. Pare quindi che il famigerato brand Made in Italy resti a tutt’oggi molto fumo e poco arrosto. 

Volete sapere come si è concluso lo scambio con Laura su whatsup?
Io scrivo: io darei il Made in Italy in gestione ai cinesi, e vedi le vendite come impennano!
Lei: ahaha… potresti affittarglielo per un periodo (il sito) e farci sopra un documentario
Io: ahah… idea stupendaaa
Lei: nel caso ti appoggerò al 100%

Grottesco anche questo, no?

La domanda iniziale quindi (perché tutta questa eccellenza qui e non altrove?) si accompagna ora ad una seconda domanda: cosa ce ne facciamo di tanta eccellenza se poi non sappiamo capitalizzarla? Il concatena dei dubbi che da questo scaturiscono lo lascio al prossimo post.  Mi serve tempo per attutire il colpo.

PS. sì, lo so, whatsup si scrive whatsapp, ma io lo scrivo sempre whatsup. finedellastoria.

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Un commento

  1. Luca

    Ciao Martina,

    dall’estero l’Italia é affascinante ma poco credibile. O i prodotti sono legati a una qualche forma di arte e artigianalita’ (moda, mobili, gastronomia) oppure faticano il doppio per essere presi in considerazione.

    Noi Italiani siamo visti con simpatia (a differenza dei francesi per esempio) ma partiamo sempre con il peccato originale della “furbizia” e della scarsa affidabilità. Grazie a Berlusconi (tra gli altri)! Ovviamente c’é del vero, perché la costanza e l’organizzazione non sono un nostro forte e per ovviare fatichiamo il doppio o cerchiamo soluzioni furbe.

    Perdona la generalizzazione. Un applauso alle eccezioni. Anche queste, d’altronde, parte del DNA individualistico italiano.

    Liebe Grüsse aus der Schweiz.

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