I conti della serva sull’export Made in Italy 2016

I conti della serva sono proprio quelli di chi non è così dentro ai dati sul Made in Italy 2016 da non riuscire a tirare le somme e leggerli correttamente.

Per darvi un’idea di cosa intendo, vi racconto un aneddoto simpatico. Il Presidente della società per la quale lavoravo prima aveva la quinta elementare. Davanti a una schiera di super-top-consulenti-milanesi con tanto di master impronunciabile in economia un giorno, guardando le cifre dei tabulati, se ne uscì con: mi no capisse un casso de tuti ‘sti numeri, ma ‘sto qua l’è sbajà – puntando il dito su una riga tra mille. E vi assicuro che l’imbarazzo unanime dei super-consulenti-milanesi non era tanto per l’uso del dialetto veneto, quanto piuttosto perché, a conti fatti, aveva ragione lui: quella cifra era sbagliata.

Quindi per cercare di restare sulle macro-cifre degli andamenti dell’export Made in Italy 2016 vi presento semplicemente i dati export così come sono, arrotondando di necessità.

Export Made in Italy 2016
  • circa 415 miliardi di Euro
  • di cui quasi il 60% realizzati in Europa
  • Percentuale totale di crescita sul 2015: + 0,7
  • Paesi Extra-EU in crescita: USA, Cina, Giappone
  • Paesi Extra-EU che hanno frenato: Sud America, Russia
  • Settori particolarmente in crescita: enogastronomico
  • Settori particolarmente sofferenti: tecnologico
E la vendita online com’è andata?

Volendo mettere una lente di ingrandimento ai dati dell’online, il fatturato realizzato in Italia attraverso la vendita online è di 20 miliardi di Euro (non scorporato Italia/Estero). Non esistono ancora dati che specifichino quanto di questi 20 miliardi sia fatto con vero Made in Italy, ma è pur sempre un dato sensibile. E soprattutto in costante crescita a doppia cifra percentuale. 

Cosa ne concludiamo?

Cercando di eludere dall’analisi fattori minimali (dazi, energia, reti distributive, accordi internazionali), il panorama lascia intuire che la crescita è di quelle senza infamia né lode. L’unica attenuante concessa è il blocco del mercato russo, variabile non da poco sul globale.
Ci fermiamo qui con l’analisi. L’appuntamento è al prossimo post, dove analizzeremo i dati dell’enogastronomico, per cercare di capire cosa ha reso possibile la crescita.

Infine un consiglio da una non-nativa digitale: non credete mai ciecamente a quello che leggete (soprattutto sul web), verificate i fatti!
Qui sotto qualche sito interessante per la conferma dei dati del post.

Fact checking

Le statistiche più aggiornate import/export le trovate qui. Se siete interessati alla promozione e a come l’Italia supporta l’export Made in Italy potete sbirciare invece qui. Qui sotto poi ci sono alcuni enti ed istituti che supportano e proteggono il Made in Italy nei mercati esteri.

www.itpi.it

www.exportonline.org

www.madeinitalycert.it.

Leggi anche Made in Italy 2015 | diamo i numeri – Le vittime del Made in Italy | girone infernale o limbo?

 

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Un commento

  1. Grazie Martina, come sempre i tuoi articoli sono completi e molto utili, sopratutto il report Import Export. Se tutti gli italiani prenderessero coscienza del valore del Made in Italy, all’estero saremmo più credibili, peccato che sono molti gli Italiani a non crederci,e tra loro molti commercianti, che solo per interessi economici personali, importano e vendono prodotti, che si possono costruire anche in Italia. Come fa la gente a non capire,che ciò fa perdere fatturato alle aziende italiane, poi costrette ai licenziamenti. Perchè non ti fai promotrice di questo problema? Personalmente ti darò il mio contributo a questa iniziativa insieme a quella del consorzio C.I.M. “Consorzio Imprenditori Murgiani, dove ricopro incarico manageriale. Grazie e buona giornata!

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