La crescita dell’agroalimentare | Export Made in Italy 2016

Come promesso nell’ultimo post, diamo un occhio all’andamento in crescita nel 2016 dell’Export agroalimentare 2016 Made in Italy. Magari impariamo tutti qualcosa. L’analisi e i dati sono a cura di Luca Pinzi, giornalista e portavoce di Coldiretti, nonché amico di lunga data.

Il paradosso dell’agriturismo e l’Export agroalimentare italiano

Made in Italy or not Made in Italy? This is the problem!
La domanda, almeno la mia, leggendo i dati di bilancio dell’Export 2016, è semplice: quale deve essere l’obiettivo del Made in Italy?
Il trend ci sta mostrando un Export in continua crescita e chiede, di conseguenza, alle produzioni nostrane di tendere a diventare Maxi-Made-in-Italy. Allora mi pongo la seconda domanda: ma davvero serve un processo di democratizzazione per portare il prodotto tricolore alla portata di tutti i consumatori?
La risposta politicamente corretta è: certamente sì!

Ma diventa ugualmente corretto valutarne i rischi. E’ altamente probabile che il Made in Italy, proiettato all’obesità, perda i propri connotati ricchi di garanzie ai consumatori. In gioco c’è la perdita  della propria propensione alla nicchia, alla biodiversità, alla territorialità, al gusto che cambia a seconda dell’annata, alla quantità che soffre a causa del meteo.

Ed eccoci ai dati

Il valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani nel 2016 avrebbe raggiunto il massimo di sempre arrivando a quota 38 miliardi di €, con una una crescita del 3% (proiezione della Coldiretti sulla base delle dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi nove mesi del 2016).

Quasi i 3/4 delle esportazioni interessano i Paesi EU con un + 4%. Ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati: dal Nord America all’Asia fino all’Oceania. Solo in Russia l’Export continua a soffrire pesantemente gli effetti dell’embargo.

Il prodotto più acquistato all’estero si conferma il vino (per un valore di 5,6 miliardi e una crescita del 3%) davanti all’ortofrutta fresca (5 miliardi e +4%), ai formaggi (2,4 miliardi e +7%) e all’olio che fa segnare un +6%. Balzo in avanti anche dai salumi, con un +8%.

A dirla tutta…

Ciò che penso è che per il Made in Italy non deve valere il paradosso dell’agriturismo.
Sapete qual è? Chi sceglie di mangiare in agriturismo lo fa per trovare cose buone, genuine, con l’origine garantita e tutelata, ma pretende anche – e non ho mai capito perché! – di pagare meno che al ristorante.
Per il Made in Italy deve valere il riconoscimento del suo valore perché buono, unico, inimitabile. E magari poco.


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Luca Pinzi è giornalista con diverse pubblicazioni alle spalle, conduttore televisivo di Cronache Trevigiane, responsabile Ufficio Stampa di Coldiretti. Oltre a questo, che per lui è lavoro, si dedica da qualche tempo al potere taumaturgico della parola con il blog Scrittura Quantica, che nel suo caso gli ha salvato la vita. Per i curiosi lo trovate qui

Leggi anche I conti della serva sull’Export Made in Italy 2016 – Made in Italy 2015 | diamo i numeri

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