Da Perziano

Oggi ho conosciuto Roberto Perziano, un uomo antico, dallo stile italiano millenario, quello che per amore del dettaglio non conosce compromessi. Pena non farlo. Roberto mi ha raccontato la viscerale passione per il vetro, la pasta di vetro, le stringhe con cui decora le perle delle sue creazioni artistiche, quelle che lui ha chiamato “vette”. Ho imparato che a Murano le perline non le fa più nessuno, perché è un lavoro che si è perso tra le calli come una staffetta che ha perso le tracce del testimone. Ma lui è andato là, a Murano, e le ha cercate di persona le perline, le ha stanate da vecchi magazzini impolverati, se le è comprate tutte, le ha fatte impilare dalle “impiraresse” e se le è portate a casa tutte. Per amore del bello, e per combattere l’ansia che qualcosa di così unico si perdesse nel dimenticatoio. Ma quelle perline attorcigliate nei fili corallini sono solo uno dei tanti dettagli dei suoi capolavori, poi ci sono i gancetti in oro, disegnati solo per lui, e il mondo dentro a un pendente, come nella collezione Savannah.

Per amore del bello, e per combattere l’ansia che qualcosa di così unico si perdesse nel dimenticatoio.

Quando Roberto si siede nel suo laboratorio di Mogliano Veneto, nel caldo afoso delle estati italiane, lui il caldo non lo sente, perché è rapito dalla luce del suo vetro al quale fa interpretare le proprie emozioni. Di viaggi, di tradizioni, di colori, di prospettive e profondità umane. Nei suoi gioielli c’è la generosità mai esausta che io trovo sia il denominatore comune di chi fa Made in Italy senza riserva. Pena non farlo, appunto. Se vi racconto come ha fatto costruire la scatola dove inserire i suoi gioielli, vi capottate. Ha trovato un artigiano emiliano che le fa una ad una, a mano, con le impunture su ecopelle (perché siamo anche ecosostenibili qua!) e le rifinisce con una chiusura che sembra a scatto con calamita, ma non lo è. Più maniacale di così!

Roberto Perziano
Roberto Perziano

Ecco forse ho trovato la vena. L’inesausta dedizione, quasi maniacale, alla perfezione del dettaglio. Ma in fin dei conti a chi importa, chi ce la paga? A noi vanesi italiani che adoriamo gareggiare al rialzo sullo stile? No, non lo credo. Chi si spende come Roberto all’arte del bello e dell’eccellenza lo fa per generosità, per un senso di rispetto per l’altro che non sono in molti ad avere fuori dall’Italia, per una innata arte dell’accoglienza, chiamatela ospitalità, che solo noi, qui a casa nostra abbiamo. Io ho capito questo oggi. E mi sembra ragionevole. 

Chi fabbrica in Italia eccellenze come queste, ha il dovere morale di trasmetterle, e di non lasciarle naufragare per gelosia o peggio ancora lascivia.

Poi però, quando mi sono alzata per andarmene, siamo finiti a parlare delle gelosie dei segreti delle paste e delle miscele sull’isola di Murano tra i vetrai. Roberto mi ha parlato del suo mentore, Livio Seguso, e della generosità con cui gli ha insegnato e tuttora gli insegna alcuni trucchi del mestiere. Roberto non ha figli, e quando gli ho chiesto chi erediterà tutto questo, di chi sarà il mentore lui, non ha saputo rispondermi. Chi fabbrica in Italia eccellenze come queste, ha il dovere morale di trasmetterle, e di non lasciarle naufragare per gelosia o peggio ancora lascivia. Allora sono riuscita a strappargli una mezza promessa: cercare un garzone di bottega, di appassionarlo alla materia, di mostrargli di persona il sacrificio generoso della manifattura che in cambio genera stupore.

E-Italy

da perziano

la pazienza delle impiraresse

da perziano
collezione Savannah

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