Chissà chissà domani – In ricordo di Lucio Dalla

Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finire dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino…

(Cara, 1980)

Settembre, le prime piogge, l’estate è già lontana. L’autunno per me è una stagione malinconica che in qualche modo mi spinge a rifugiarmi nel passato. Per questo ho deciso di dedicare il post musicale di settembre a un artista italiano scomparso ormai più di 5 anni fa, la cui memoria oggi, a mio modesto avviso, non è tenuta viva abbastanza. Sto parlando del grande Lucio Dalla.

lucio dalla

Tra i pochi vinili comprati dai miei genitori negli anni ‘70-80, ce n’è uno che ho letteralmente distrutto a forza di ascoltarlo: Dalla, uscito nel settembre del 1980, fu il disco della consacrazione per Lucio e uno dei suoi dischi più belli di sempre. Dalla era un musicista eccezionale, esperto di musica jazz, polistrumentista. Ha scritto canzoni che sono fra le cosiddette ‘pietre miliari’ della musica italiana.

Ho pensato quindi di chiedere a Roberta Maiorano, scrittrice e autrice di L’uomo che sussurrava al futuro – Lucio Dalla in 100 pagine (Aereostella, 2012), di raccontarmi un po’ di lui. Di rivelarmi il segreto di questo artista tanto grande, ma allo stesso tempo defilato. Eccovi l’intervista.

Cara Roberta, sai cosa ho scoperto leggendo il tuo libro? Che Lucio Dalla iniziò la sua carriera artistica grazie a Gino Paoli.

Sì, Dalla suonava il clarinetto e cantava nei Flippers, e accompagnò Edoardo Vianello nel Cantagiro del 1963. In quella occasione lo notò Gino Paoli, che rimase letteralmente sconvolto dal suo talento e gli propose una carriera da solista, anche se Lucio, all’epoca, era poco più che ventenne.

Invece, una cosa che ancora non tutti sanno è che il testo di 4/3/1943 non è suo, e non è nemmeno autobiografico.

Il testo era stato scritto da Paola Pallottino, una illustratrice per l’infanzia che scriveva racconti per bambini. La madre di Dalla rimase vedova presto, quindi Lucio era cresciuto solo con la mamma. In questo senso si era potuto giocare sul testo di 4/3/1943, ma in realtà non è autobiografico. La storia era stata costruita ad arte sui giornali.

Dalla è stato un grande autore di canzoni, perché quando si è messo a scrivere anche i testi ha inciso canzoni bellissime. Eppure non viene mai citato tra i grandi nomi della canzone d’autore, come De André, De Gregori, Guccini. Perché?

Il problema fondamentale è che, se da una parte i vari De André, Guccini, De Gregori parlavano un linguaggio molto vicino alla politica (parlavano di cose scottanti ed erano politicamente inquadrati), Lucio, pur essendo di quella corrente, raccontava il quotidiano, scandagliava i sentimenti. Le sue erano confessioni. Anna e Marco, Balla balla ballerino, la stessa Futura, sono canzoni intime. Dalla teneva moltissimo anche al lato musicale, ad esempio l’incontro con il rock degli Stadio. La miscela esplosiva di tutti questi elementi lo ha allontanato dalla schiera dei cantautori impegnati.

Anche perché, senza nulla togliere ai cantautori sopracitati, ma dal punto di vista strettamente compositivo, il classico cantautore con la chitarra non è particolarmente interessante…

Dalla era soprattutto un jazzista, ha iniziato come musicista, non come autore. Poi è andato alla scuola di Roberto Roversi, poeta bolognese politicamente impegnato, e questo è il periodo che più avvicina Dalla alla schiera dei cantautori, però i testi non erano suoi. Quando ha iniziato a scrivere i testi, ci ha messo una vena poetica particolare: a volte nelle sue canzoni si trovano piccole sconcezze, doppi sensi, ma sempre con un certo stile. Non possiamo annoverare Lucio Dalla tra i cantautori per troppi motivi. È qualcosa di più. Era un outsider, vogliamo chiamarlo così?

Credi ci siano eredi artistici di Dalla?

No, credo di no. Ci sono delle figure la cui eredità non può essere raccolta in maniera credibile.

Dopo la morte di Dalla non c’è stato un grande fermento per tenerne vivo il ricordo. Faccio il confronto con un De André, la cui moglie, Dori Ghezzi, è bravissima nel gestire il patrimonio del marito con la Fondazione e le mille iniziative ad essa legata. E Lucio?

Lucio era troppo impegnato a vivere per rendersi conto di una sua eventuale morte. De André ebbe il tempo di mettere in chiaro certe cose. Dalla non aveva delegato nessuno. Marco Alemanno (l’amico/compagno di Dalla, nda), è stato messo fuori gioco dai parenti, gente che Lucio non aveva mai frequentato. C’è solo l’iniziativa della casa di Lucio a Bologna, che è aperta al pubblico (www.acasadilucio.it).


In realtà, un piccolo passo avanti è stato fatto in questi ultimi anni: nel 2014 i cugini di Dalla hanno dichiarato aperta la Fondazione, che ogni anno, a Bologna, promuove qualche iniziativa in sua memoria. Un piccolo inizio che speriamo porti i suoi frutti. Ma chissà, lui, da lassù, cosa ne pensa…

Se io fossi un angelo, non starei mai nelle processioni
Nelle scatole dei presepi
Starei seduto fumando una Marlboro
Al dolce fresco delle siepi.

Sarei un buon angelo, parlerei con Dio
Gli ubbidirei amandolo a modo mio, a modo mio.

 


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