Arte o Design? Dall’alta moda al prêt-à-porter

Eravamo rimasti alla bellezza…

Dunque, dicevamo che una delle componenti dell’arte è in fondo la bellezza. Va da sé che la bellezza è un tema scivoloso, contraddittorio, mutevole, quindi poco incasellabile (il significato di bellezza è mutato tantissimo nei secoli: vi risparmierò qui un riassunto delle idee in merito di Platone, Kant o Proust, ma andatevele a guardare, ok?).

E’ vero però anche che, forse senza rendersene conto in maniera completamente cosciente, coloro i quali appartengono ad una stessa comunità, che presumibilmente sono esposti ad influenze simili ed hanno una cultura analoga, riescono ad identificare qualcosa che “è bello” al di là delle preferenze del singolo.
Ne consegue che la bellezza è patrimonio culturale di una società, e con essa muta nel tempo, ma rimane altresì a farvi parte come fosse una delle sue stratificazioni geologiche: un po’ come gli avvenimenti storici, anche la produzione artistica caratterizza in maniera indelebile un’epoca ed una regione. E chi viene dopo, che ne sia interessato o meno, più o meno consapevolmente, deve farci i conti.

Un bisogno sociale

L’uomo sociale ha bisogno di bellezza intorno a lui (così come di ordine e di regole) perché questi sono elementi imprescindibili per il suo ben essere, e perché permettono di far emergere gli aspetti migliori del singolo e della comunità nel suo complesso.

Dunque l’arte non è affatto un elemento accessorio delle società umane, almeno per due motivi: il suo essere forma di comunicazione ed il suo incarnare una bellezza necessaria.

L’arte in progress

Ma in una società in cui ormai di gran passo gli uomini si avviano verso un’idea di uguaglianza e libertà (concetti che paiono acquisiti, ma che devono fare i conti ancora con grandi sacche di resistenza), in cui tutti hanno teoricamente accesso agli stessi beni e servizi, e in cui la comunicazione è ubiqua, rapidissima, estremamente superficiale (non perché priva di contenuti ma proprio perché destinata ad essere fruita immediatamente e poi accantonata), l’arte “tradizionale” che ruolo può avere?

Ebbene, a mio avviso, essa pure ha dovuto darwinianamente evolvere e differenziarsi: talvolta spingendo la sua componente “comunicativa” (non è forse una forma d’arte la grafica pubblicitaria, o la creatività che sta dietro ad uno spot?), talora quella del bello, e funzionale.

Design, il prêt-à-porter dell’arte

Ed in tal caso incarna quello che oggi chiamiamo DESIGN: dunque l’arte che crea forme belle asservite all’utilità. E che sono così belle che quasi la loro funzione diviene secondaria alla bellezza stessa, se pure sempre complementare.

Il design oggi è l’arte democratica che ci aspettavamo, figlia di tutte le regge di Venaria e dei Palazzi Ducali, dei busti marmorei e delle grandi tele celebrative, che nel XX secolo hanno avuto un’evoluzione formidabile ma, in fondo in fondo, prevedibile.

 

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